E non sempre le loro sfide finivano atterrando sulla sabbia...
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domenica 29 novembre 2015
Fuori Settore - Mike Vs Mike
Mike Powell (tuttora primatista mondiale di salto in lungo con 8.95) e Mike Conley (uno capace di 8.46 nel lungo e 17.87 nel triplo) sono due indimenticabili superstar dell'atletica di tutti i tempi.
E non sempre le loro sfide finivano atterrando sulla sabbia...
E questa è molto probabilmente la schiacciata più lunga di sempre...
E non sempre le loro sfide finivano atterrando sulla sabbia...
mercoledì 25 novembre 2015
Pensieri e Parole - "Talento".Chi era costui?
L'autunno per il popolo dell'atletica non sono le foglie che ingialliscono sugli alberi. Non è nemmeno vino e castagne, è il periodo di quiete agonistica, il momento in cui andare in "letargo" in palestra per risvegliarsi ancora più pimpanti in pista quando tornerà la primavera e, forse proprio perchè la frenesia da cronometro cala, quello in cui i progetti escono dai cassetti per trovare una dimensione di realtà.
Qualche giorno fa, durante la periodica ricerca di eventuali novità sul sito della federatletica dell'Emilia-Romagna, il titolo di una notizia ha attirato la nostra attenzione: "Coni Regionale - Progetto Talento".
E giù un bel brivido lungo la schiena. Come si dice..."i primi freddi".
Se esistesse una "Wikiatletica" la definizione di "Talento" probabilmente non sarebbe troppo dissimile da quella di Santo Graal. Nel corso degli anni abbiamo visto frequentemente questa parola sulle dichiarazioni d'intenti dei vari enti di politica sportiva, accoppiata non solo alla sua più assidua compagna di viaggio "Progetto", ma anche all'altrettanto utilizzata "Obiettivo" o al nome delle future sedi olimpiche. Sidney, Atene, Londra, Pechino... Protocolli operativi ben strutturati dalle finalità spesso (se non sempre) simili: sostenere gli atleti con grandi potenziali nella loro crescita sportiva tramite attività di catalogazione delle loro caratteristiche psicofisiche e il monitoraggio delle loro capacità attraverso la somministrazione di test di varia natura.
| Progetto Talento 2007. Quanti sono diventati atleti di livello internazionale? |
Grazie alla benemerita/terrorizzante caratteristica di internet di rendere quasi impossibile l'oblio di qualunque iniziativa sia stata condivisa in rete, chiunque può verificare abbastanza facilmente che l'utilità di queste reiterate attività sia stata pressoché nulla.
"Prevenire l'abbandono agonistico" è uno dei mantra ricorrenti di queste liste di buoni propositi su carta intestata federale o a cinque cerchi. Lodevole intento, peccato che nessuno dei protocolli che ci è capitato di esaminare in questi anni abbia mai esposto come si intendeva procedere in concreto e anche quest'ultima iniziativa del tandem Coni/Unibo non fa eccezione quando si cerca di comprendere quale possa essere il percorso che porta dall'ideale al reale.
Forse perchè non c'è una serie di step standardizzabile? O, al contrario perchè un itinerario è sì possibile, ma richiederebbe una serie di interventi di così ampia portata e su così tanti diversi ambiti che appare ciclopica agli stessi estensori del documento?
Altra stella polare di questi programmi sono i test di valutazione funzionale.
Ammettendo che ogni atleta talentuoso sia allenato non da un volontario (spesso autodidatta) entusiasta e massimamente meritevole di rispetto, ma da un tecnico "professionista" e massimamente competente, in quali aspetti pratici si manifesterebbe l'intervento di supporto e sviluppo da proporre alle famiglie? Quali benefici può trarre dai responsi di un test con la pedana di Bosco un allenatore che nella vita di tutti i giorni deve confrontarsi con attrezzature inadeguate e sfruttare la sua fantasia e il suo spirito di adattamento per affrontare le difficoltà?
Ultima obiezione in elenco, ma forse prima per rilevanza: è possibile apporre l'etichetta di atleta di talento a un giovane che ha appena raccolto i primi risultati importanti?
I ragazzi che sono stati convocati per partecipare a questa iniziativa hanno certamente meritato la considerazione di cui godono grazie alle loro performance nella stagione appena conclusa e hanno tutte le ragioni di esserne orgogliosi, ma è cosa nota che il livello prestativo in età giovanile non sia di per sè indicazione sufficiente per poter definire un'atleta "talento".
In soldoni: alcuni di quelli che oggi sono i leader delle graduatorie potrebbero aver raggiunto questo traguardo non perchè realmente in possesso di particolari capacità, ma grazie a una precoce maturazione fisica, o a causa di un'eccessiva intensità degli allenamenti ed essere superati tra qualche tempo da coloro che oggi occupano le posizioni di rincalzo delle graduatorie e che, apparentemente a ragione, non vengono considerati prospetti interessanti.
Il rischio di una sperimentazione condotta in questo modo a nostro avviso è quello di puntare oggi su un "cavallo" che tra qualche tempo si fermerà comunque e di trascurare e perdere per strada quelli che ora sono diamanti grezzi ma che potrebbero essere le gemme preziose di domani.
La soluzione potrebbe essere quella di spostare il focus dalla ricerca del talento alla formazione di chi quel talento dovrà gestirlo (il tecnico) e lavorare su un doppio binario: da un lato favorire il reclutamento con reali e impattanti iniziative di promozione che creino un ampio bacino d'utenza, dall'altro attingere a quell'enorme serbatoio di entusiasti volontari per creare e incentivare tecnici competenti che sappiano distinguere nel bacino di cui sopra fra uno zircone e un diamante ancora da tagliare.
Ma questo tipo di percorso non produce risultati pubblicabili su una rivista scientifica e richiede un impegno reale e una distribuzione delle risorse che modificherebbe molti degli attuali equilibri.
Il filosofo americano Elbert Green Hubbard scrisse: "C'è qualcosa di molto più prezioso, raffinato e raro del talento. E' il talento di riconoscere le persone di talento."
domenica 22 novembre 2015
Fuori Settore - Mad Pole Vaulting
Si può fare salto con l'asta ed essere totalmente sani di mente?
martedì 17 novembre 2015
Fotofinish - Le più belle immagini sul web
lunedì 12 ottobre 2015
"On your marks!" - Sulmona, Campionati Italiani Cadetti. Mezzo pieno o mezzo vuoto?
Il bicchiere è mezzo pieno o è mezzo vuoto? E' cosa nota che questo classico dilemma non ha una risposta giusta, dipende dall'atteggiamento mentale di chi guarda.
Se il bicchiere di cui parliamo è lo stadio di Sulmona in questo fine settimana possiamo dire senza temere obiezioni che è colmo di acqua (piovana). Se invece parliamo dei risultati della squadra dell'Emilia-Romagna torniamo nel campo della soggettività.
A dare una risposta ottimista sarà certamente Riccardo Orsoni, il marciatore del Cus Parma che si presentava al via come detentore delle prime tre performance stagionali con più di mezzo minuto di vantaggio sul secondo. Come previsto il cussino ha indossato la maglia di Campione d'Italia e lo ha fatto senza incorrere in ammonizioni e inoltre ha messo anche una piccola ciliegina sulla torta: ha tolto un centesimo al personale.
Bicchiere pieno, di champagne oseremmo dire, anche per Enrico Zangari che non solo ha vinto la gara del lancio del disco, ha vinto anche la scommessa che lo ha portato a rinunciare a una medaglia quasi certa, vista la sua seconda posizione nelle graduatorie del getto del peso, per sfidare se stesso e la sorte. Il forte lanciatore della Rimini Nord ha scelto di rischiare e nel diluvio abruzzese ha fatto il colpo grosso: 40.73m, medaglia d'oro e quasi mezzo metro di miglioramento del personale.
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| Riccardo Orsoni ed Enrico Zangari |
A non farlo sentire solo sul podio ci hanno pensato Simon Tchiofo Zeudjio (Fmi Parma Sprint) che si è messo al collo un'inattesa medaglia di bronzo con un lancio di 37.28m e Davide Marchiò (Sintofarm), settimo con 34.73m.
Ronaldo Wickremasinghe il bicchiere lo ha riempito per tutta la stagione a forza di bordate da più di 16m e sono sue ben sette delle migliori dieci prestazioni dell'anno. Non poteva esserci vittoria più annunciata della sua, ma per un'attimo quel bicchiere ha rischiato di rovesciarsi in una delle gare più tirate di questa rassegna tricolore. Non per colpa del pesista della Virtus Bologna, ma per merito di Carmelo Musci (Euratletica Bisceglie) capace di migliorarsi in un colpo solo di 1.35m.
Lanciare lontano alle dieci del mattino non è la cosa più semplice del mondo e se a questo si aggiunge la normale tensione di un Campionato Italiano le difficoltà aumentano. I primi due lanci del virtussino sono poco al di sotto dei 15m, ma gli garantiscono comunque la leadership. Al terzo turno il metro dice 15.75m mentre il pugliese dopo due lanci interlocutori porta il pb a 15 metri tondi.
Al quarto passaggio in pedana il bolognese aggiusta il tiro e arriva a 16.23m e, anche se Musci si migliora ancora di 24 centimetri, un metro sembra sufficiente a mettere in archivio la pratica. Sembra, perchè nelle due tornate successive il biscegliese mette la dinamite nella spalla e fa scrivere a referto 16.03m e 16.02m.
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| Ronaldo Wickremasinghe |
Wickremasinghe fa partire un ultimo missile che atterra a 16.20m e festeggia lo scampato pericolo e il titolo italiano.
Fin qui tutto facile, vincere mette sempre di buon umore, ma come si percepisce il secondo posto? Ci si è battuti bene e sì è vinto un argento o si è persa la medaglia d'oro? E' questa la domanda che accomuna le prove di Hichame Jarine (Nuova Atletica Molinella) e Giulia Leonardi (Corradini Rubiera) entrambi in cima alle liste dei partenti dei 1000 metri ed entrambi secondi per una manciata di centesimi.
La gara dei ragazzi è stata caratterizzata da un buon ritmo e Jarine si è ben comportato chiudendo a 4 centesimi dal personale, ma non è riuscito a contrastare il finale del veneto Campeol che, fermando i cronometri sul tempo di 2.35.22, si è migliorato di quasi tre secondi ed è balzato in testa alle graduatorie stagionali.
Lo scorso anno a Borgo Valsugana la Leonardi si era aggiudicata il titolo dei 1200 siepi, ma per Sulmona la ragazza di Rubiera ha deciso di lasciare da parte gli ostacoli forte anche del 2.54.66 corso a giugno e della vittoria del "Ceresini". Ma come spesso succede nelle gare di mezzofondo che assegnano titoli, anche in questa occasione è stata la strategia a farla da padrona.
1.11 il passaggio al primo giro, ancora più lento il secondo parziale a 2.27 e negli ultimi metri l'emiliana ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte al miglior finale della lombarda Laura Pellicoro che ha chiuso in 3.00.04.
Per questi due giovanissimi e talentuosi mezzofondisti si tratta comunque di un'utile esperienza per il futuro fatta mettendosi al collo una medaglia, per cui se anche si dovesse propendere per la visione pessimistica non si può farlo fino in fondo.
E' certamente mezzo vuoto invece se guardiamo alle classifiche a squadre: settimo posto con 474 punti nella combinata (sesti i ragazzi e ottave le cadette), sessanta punti al di sotto della quarta posizione (quarti e quinte) di Borgo Valsugana e nessun piazzamento a podio nella classifiche di specialità contro i sette dello scorso anno. Ma anche da questo punto di vista il bicchiere di questa trasferta abruzzese contiene comunque un po' d'acqua: Sulmona 2015 domani va in archivio e ce ne ricorderemo soltanto per i successi dei nostri ragazzi, mentre le controprestazioni, com'è giusto che sia, verranno dimenticate mentre si ricomincerà a lavorare per migliorare l'anno prossimo.
Nell'attesa di sapere quale sarà la sede della Kinder Cup 2016.
lunedì 5 ottobre 2015
"On your marks!" - CdS Allievi Ultimo atto. Le finali di Orvieto e Montecassiano
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| Steve Jamie Abe |
Nella finale di Orvieto a rappresentare l'Emilia-Romagna erano presenti le due formazioni del Cus Parma e gli imolesi della Sacmi Avis. Il piazzamento più alto raggiunto nelle classifiche è stato il settimo posto delle parmigiane che hanno schierato una squadra equilibrata con Desola Oki (argento sui 100 e bronzo sui 200 metri) ed Elisa Maria Di Lazzaro (prima sui 100 ostacoli e seconda nel giro di pista con barriere) a ricoprire il ruolo di "punte", uniche cussine a salire sul podio insieme alla martellista Sara Allioli, bronzo con 41.64m.
Undicesima piazza invece per i loro compagni di squadra che hanno lasciato a 7.5 punti i ragazzi della Sacmi presentatisi in Umbria con una squadra molto rimaneggiata.
Com'era ampiamente prevedibile il migliore dei ducali è stato il velocista Abe, unico medagliato, che è salito sul terzo gradino del podio sia nei 100 metri che nella distanza doppia, ma meritano una citazione anche Filippo Robuschi (quarto negli 800m in 2.00.68), Fouad Izem (quarto nei 2000 siepi in 6.19.13) e Samuele Saccani, quarto con il suo 4.10m nel salto con l'asta.
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| La squadra della Virtus Bologna vincitrice a Montecassiano |
I due bronzi della Sacmi invece sono arrivati dal decatleta Michele Brini che ha corso i 110 ostacoli in 14.67 e da Michele Minto grazie al suo 25.27.42 nei 5 kilometri di marcia. Per il resto niente da segnalare per la formazione del Presidente Cavini che, come dicevamo sopra, ha dovuto fare i conti con diverse defezioni e alcune controprestazioni.
Sugli scudi invece le formazioni emiiano-romagnole impegnate nella finale interregionale del gruppo Adriatico svoltasi a Montecassiano (MC). 164 punti e vittoria per distacco dei ragazzi della Virtus Bologna che con i loro 10 piazzamenti a podio hanno ipotecato il risultato fin quasi dalle prime battute. Piazza d'onore per la Self Montanari e Gruzza che ha potuto contare tra gli altri sulle doppiette di Roberto Boni su 800m e 2000 siepi e di Samuele Nicosia su 400 con e senza barriere (quest'ultima piuttosto rocambolesca e ben raccontata qui) e sulla vittoria della staffetta del miglio.
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| Luca Gobbato |
Alle spalle delle prime due la classifica si è fatta molto "corta" e alla Fratellanza non sono bastate per andare oltre il sesto posto la doppietta di vittorie e nuovi record personali di Ansaloni nella velocità (11.12 e 22.54), l'oro con pb di Gobbato nel lungo (6.91m) e la vittoria di Iuliano nel giavellotto.
Nota di merito anche per il martellista Nicola Cipolli secondo con il nuovo personale di 51.14m.
Decimo posto infine per l'Atletica Piacenza in cui è spiccato ancora una volta Andrea Dallavalle che ha portato a 15.15m la miglior prestazione stagionale outdoor del salto triplo.
Nella competizione in rosa un solo punto ha separato le reggiane della Self dalla gioia della vittoria.
150 a 149 a favore delle marchigiane dell'Avis Macerata.
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| Giulia Lodi |
Per le emiliane sono arrivate due vittorie individuali nel lungo grazie a Emma Perazzini (5.07m) e nella marcia con Linda Terzi (26.26.19) e altri cinque piazzamenti a podio il più sorprendente dei quali è certamente il bronzo della marciatrice Molly Jade Davey schierata a "coprire i 2000 siepi.
Gradino più basso del podio per la compagine rosa della Fratellanza trascinata ai piani alti della classifica dalle vittorie di Eleonora Iori (100 m, 12.25), Anna Casolari (3000m, 11.43.84), Chiara Bazzani (7.52.09), Lucilla Celeghini (martello, 51.90) e della staffetta 4X100.
Quinto posto per l'Atletica Lugo che ha potuto contare ancora una volta sulle spallate di Daria Soglia (prima nel disco con 37.05m e terza nel peso con 12.42m) e sul'elevazione di Marta Morara, salita fino a 1.58m per agguantare l'argento del salto in alto.
Per concludere la panoramica sui piazzamenti delle squadre della nostra regione vanno ricordati il settimo posto dell'Atletica Piacenza e il decimo del Cus Bologna che ha mandato a podio le lanciatrici Lodi, Pasquini e Vannucci e la triplista Monaco.
giovedì 24 settembre 2015
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