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venerdì 4 dicembre 2015

Pensieri e Parole - Will Coyote e i Whereabouts


On. Paolo Cova
Niente da fare. E' passato un altro  giorno eppure il reflusso gastroesofageo causatoci dalla storia dei whereabouts continua a non dare tregua.
Ieri abbiamo scritto che si sapeva da tempo che la bomba sarebbe scoppiata prima o poi, oggi vogliamo spiegarvi perchè lo abbiamo scritto.
19 giugno 2015, venerdì mattina. Autostrada A1, un punto indefinito fra Milano e Piacenza.
La radio funziona male e allora premiamo il tasto "scan" per cercare una stazione con un po' di musica. Quando il sintonizzatore interrompe per la prima volta la ricerca, sul display compare la scritta "Rai Parlamento".
Saremmo portati a continuare la scansione dell'etere, ma un istante prima che il dito si posi sul bottone sentiamo pronunciare queste parole: "gruppi sportivi militari".
La curiosità concede qualche secondo all'intenzione di passare oltre e da quel momento in poi i successivi minuti sono occupati dal racconto di questa storia che sta a metà fra il paradosso e la malafede, fra il pressapochismo e l'inadeguatezza.
Qui di seguito pubblichiamo alcuni stralci dell'interrogazione parlamentare dell'Onorevole Paolo Cova e la risposta del sottosegretario Antonello Giacomelli che potete trovare per intero a questo link (l'intervento inizia a metà di pagina 8).

"Dopo questa segnalazione, la procura antidoping si era attivata per convocare sessantacinque atleti, il giorno immediatamente prima della risposta alla nostra interpellanza. Per quattro anni non era successo niente, non era avvenuto assolutamente niente."
"Pertanto, io credo che sia opportuno andare a verificare che cos’è stato fatto e che cosa stanno facendo le forze dell'ordine, visto che non riesco ad avere risposte e non riusciamo ad avere risposte dalla procura antidoping, almeno all'interno dei gruppi sportivi militari."
"Liberamente degli atleti si sono potuti permettere di non dare la reperibilità, la procura antidoping del CONI, l'Agenzia CONI-NADO"
"Nel caso specifico è la FIDAL che ha l'incombenza di informare, formare e controllare il corretto comportamento degli atleti di importanza nazionale. Non era, infatti, nella possibilità del gruppo sportivo forestale poter verificare eventuali mancanze."
"Nei citati casi, l'ufficiale ha provveduto a richiamare gli interessati, i quali hanno rappresentato diverse difficoltà nelle procedure di segnalazione quali: l'impossibilità a collegarsi al sistema informatico, l'utilizzo di password non valide per l'accesso alla predetta piattaforma, l'avvenuta comunicazione a indirizzi di posta elettronica errati, la mancanza di obblighi di compilazione del format «Whereabout clause CONI-NADO» in quanto le informazioni richieste erano già state inserite nel sistema «World Anti-Doping Agency» (WADA). "
Da questa storia gli atleti non usciranno completamente immacolati. Quantomeno dovranno assumersi la responsabilità di non aver protestato, all'epoca in cui i disservizi del sistema avvenivano, con la stessa veemenza con cui lo fanno oggi da tutti i loro profili social.
Tuttavia, se lasciamo da parte la sostanza dei fatti e ci limitiamo alle conseguenze, che si rivelino sacche di malcostume o meno, si arriva obbligatoriamente a una domanda: non era proprio possibile evitare di pestare quell'enorme escremento che si vedeva benissimo sul marciapiede dell'informazione?
Non era possibile preparare una difesa che fosse innanzitutto tempestiva e al contempo più credibile e incisiva di un "All'epoca dei fatti io non c'ero" o dell'ancor meno utile: "Io sto con i miei ragazzi"'

A cosa serve un Presidente che non sa gestire non la situazione tecnica (in Fidal ci sono altre figure pagate per non esserne in grado...), ma quella amministrativa e manageriale?
Per quale motivo la Federazione ha un ufficio stampa che non si preoccupa minimamente di parare un colpo che si attende da mesi e di cui si conosce esattamente il bersaglio? Per pubblicare cinque righe in un box a pagina 35 di un qualunque giornale?
Urlare "Tutti a casa" in piazza o nelle discussioni da bar è stato, ed è da sempre, lo sport nazionale, ma non ci è mai piaciuto.
Chiedere, pacatamente, che  se ne vada chi ha dimostrato ampiamente di non essere in grado di assolvere ai suoi compiti, si tratti di dirigente, funzionario o semplice impiegato, è doveroso. Soprattutto se questi, ben sapendo di avere davanti a se un baratro, ha continuato a correre senza curarsi di quello che sarebbe successo a quelli dietro di lui. 

giovedì 3 dicembre 2015

Pensieri e Parole - Ivano, Jessica e i whereabouts


Ecco come venivano registrate in Fidal le dichiarazioni di reperibilità degli atleti...

A tutti gli amici che si sono indignati per come è stata diffusa la notizia sui "whereabouts": non incazz...vi troppo.

E non date la colpa ai giornalisti o a chicchessia.
Ormai dovrebbe essere abbastanza chiaro per tutti che il nostro mondo è quello che è, e che la gestione di questa storia è soltanto uno dei tanti esempi di dilettantismo, scarsa competenza e , forse, un po' di malafede. Oggi la faccenda è su tutte le prime pagine dei giornali. E' normale: è l'uomo che morde il cane. Anche se probabilmente, questa volta la notizia non è vera. Come probabilmente era falsa la storia di Fajdek che, ubriaco, paga il taxi con la medaglia d'oro dei mondiali. E' una storia che fa polemica e farà vendere i giornali per qualche giorno. E gli stessi "giornalisti" che l'hanno strillata ai quattro venti sanno che molto probabilmente si sgonfierà rapidamente, ma oggi funziona e fa vendere copie. Fa schifo? Certo, ma è la stampa bellezza e non puoi farci niente...

Forse, se l'ufficio stampa della Federazione fosse stato in grado di svolgere il proprio compito, questa mattina i giornali avrebbero raccontato i fatti in un altro modo, senza lasciare spazio ad ambiguità.

Ma le cose sono andate così.
Se la prima preoccupazione del capo della "baracca" (perchè questa è oramai) non fosse stata quella di dire "Io non c'ero" e negare che siano successe "cose strane", forse la sua non sarebbe sembrata soltanto una strenua difesa della bandiera.
Ma le cose sono andate così.
Da lunghissimo tempo si sapeva che questa bomba sarebbe potuta esplodere, ma non solo non è stata disinnescata, non si è fatto nemmeno un tentativo di limitare i danni mediatici. E tutto questo causa forse ancora più danni del fatto in se.
C'è stata malafede da parte degli atleti? Le procedure sono state mal gestite dalla Fidal o dal Coni o dall'agenzia antidoping? Chi può dirlo?
Per quanto ci riguarda vale il principio che finchè non si dimostra il contrario, con un test antidoping o con la prova provata dell'intento truffaldino, tutti sono innocenti.

Ma siamo altrettanto convinti che qualcuno debba prendersi la responsabilità di non aver svolto i compiti che gli erano stati affidati, che chi doveva controllare che tutto andasse a buon fine e non lo ha fatto debba far presente la sua negligenza e che chi doveva preparare una "toppa" mediatica e non lo ha fatto debba fare un passo indietro.

Tutti sapevano che una colossale valanga di melma si sarebbe abbattuta sul nostro mondo e nessuno ha cercato di salvare il salvabile.
Per questa totale inattività ora dal punto di vista mediatico l'onere della prova è a carico degli accusati e, anche se tutti i coinvolti dimostrassero di essere totalmente puliti, nella memoria collettiva resterebbe l'accusa e non il verdetto finale.

Alle prossime elezioni federali andiamo tutti con l'hastag #Tafazzi4President?

domenica 29 novembre 2015

Fuori Settore - Mike Vs Mike

Mike Powell (tuttora primatista mondiale di salto in lungo con 8.95)  e Mike Conley (uno capace di 8.46 nel lungo e 17.87 nel triplo) sono due indimenticabili  superstar dell'atletica di tutti i tempi.
E non sempre le loro sfide finivano atterrando sulla sabbia...
E questa è molto probabilmente la schiacciata più lunga di sempre...

mercoledì 25 novembre 2015

Pensieri e Parole - "Talento".Chi era costui?

L'autunno per il popolo dell'atletica non sono le foglie che ingialliscono sugli alberi. Non è nemmeno vino e castagne, è il periodo di quiete agonistica, il momento in cui andare in "letargo" in palestra per risvegliarsi ancora più pimpanti in pista quando tornerà la primavera e, forse proprio perchè la frenesia da cronometro cala, quello in cui i progetti escono dai cassetti per trovare una dimensione di realtà.
Qualche giorno fa, durante la periodica ricerca di eventuali novità sul sito della federatletica dell'Emilia-Romagna, il titolo di una notizia ha attirato la nostra attenzione: "Coni Regionale - Progetto Talento".
E giù un bel brivido lungo la schiena. Come si dice..."i primi freddi".
Se esistesse una "Wikiatletica" la definizione di "Talento" probabilmente non sarebbe troppo dissimile da quella di Santo Graal. Nel corso degli anni abbiamo visto frequentemente questa parola sulle dichiarazioni d'intenti dei vari enti di politica sportiva, accoppiata non solo alla sua più assidua compagna di viaggio "Progetto", ma anche all'altrettanto utilizzata "Obiettivo" o al nome delle future sedi olimpiche. Sidney, Atene, Londra, Pechino... Protocolli operativi ben strutturati dalle finalità spesso (se non sempre) simili: sostenere gli atleti con grandi potenziali nella loro crescita sportiva tramite attività di catalogazione delle loro caratteristiche psicofisiche e il monitoraggio delle loro capacità attraverso la somministrazione di test di varia natura.
 Progetto Talento 2007.
Quanti sono diventati atleti di livello internazionale?
Grazie alla benemerita/terrorizzante caratteristica di internet di rendere quasi impossibile l'oblio di qualunque iniziativa sia stata condivisa in rete, chiunque può verificare abbastanza facilmente che l'utilità di queste reiterate attività sia stata pressoché nulla. 
"Prevenire l'abbandono agonistico" è uno dei mantra ricorrenti di queste liste di buoni propositi su carta intestata federale o a cinque cerchi. Lodevole intento, peccato che nessuno dei protocolli che ci è capitato di esaminare in questi anni abbia mai esposto come si intendeva procedere in concreto e anche quest'ultima iniziativa del tandem Coni/Unibo non fa eccezione quando si cerca di comprendere quale possa essere il percorso che porta dall'ideale al reale.
Forse perchè non c'è una serie di step standardizzabile? O, al contrario perchè un itinerario è sì possibile, ma richiederebbe una serie di interventi di così ampia portata e su così tanti diversi ambiti che appare ciclopica agli stessi estensori del documento?
Altra stella polare di questi programmi sono i test di valutazione funzionale. 

Ammettendo che ogni atleta talentuoso sia allenato non da un volontario (spesso autodidatta) entusiasta e massimamente meritevole di rispetto, ma da un tecnico "professionista" e massimamente competente, in quali aspetti pratici si manifesterebbe l'intervento di supporto e sviluppo da proporre alle famiglie? Quali benefici può trarre dai responsi di un test con la pedana di Bosco un allenatore che nella vita di tutti i giorni deve confrontarsi con attrezzature inadeguate e sfruttare la sua fantasia e il suo spirito di adattamento per affrontare le difficoltà? 
Ultima obiezione in elenco, ma forse prima per rilevanza: è possibile apporre l'etichetta di atleta di talento a un giovane che ha appena raccolto i primi risultati importanti?
I ragazzi che sono stati convocati per partecipare a questa iniziativa hanno certamente meritato la considerazione di cui godono grazie alle loro performance nella stagione appena conclusa e hanno tutte le ragioni di esserne orgogliosi, ma è cosa nota che il livello prestativo in età giovanile non sia di per sè indicazione sufficiente per poter definire un'atleta "talento". 
In soldoni: alcuni di quelli che oggi sono i leader delle graduatorie potrebbero aver raggiunto questo traguardo non perchè realmente in possesso di particolari capacità, ma grazie a una precoce maturazione fisica, o a causa di un'eccessiva intensità degli allenamenti ed essere superati tra qualche tempo da coloro che oggi occupano le posizioni di rincalzo delle graduatorie e che, apparentemente a ragione, non vengono considerati prospetti interessanti. 
Il rischio di una sperimentazione condotta in questo modo a nostro avviso è quello di puntare oggi su un "cavallo" che tra qualche tempo si fermerà comunque e di trascurare e perdere per strada quelli che ora sono diamanti grezzi ma che potrebbero essere le gemme preziose di domani.

La soluzione potrebbe essere quella di spostare il focus dalla ricerca del talento alla formazione di chi quel talento dovrà gestirlo (il tecnico) e lavorare su un doppio binario: da un lato favorire il reclutamento con reali e impattanti iniziative di promozione che creino un ampio bacino d'utenza, dall'altro attingere a quell'enorme serbatoio di entusiasti volontari per creare e incentivare tecnici competenti che sappiano distinguere nel bacino di cui sopra fra uno zircone e un diamante ancora da tagliare.
Ma questo tipo di percorso non produce risultati pubblicabili su una rivista scientifica e richiede un impegno reale e una distribuzione delle risorse che modificherebbe molti degli attuali equilibri.
Il filosofo americano Elbert Green Hubbard scrisse: "C'è qualcosa di molto più prezioso, raffinato e raro del talento. E' il talento di riconoscere le persone di talento."
Già...

Qui il progetto completo