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mercoledì 1 giugno 2016

Call Room - Benvenuta Zaynab! La velocista n°1 in Europa da oggi è italiana

Zaynab sta andando verso Roma. La linea telefonica è molto disturbata, ma lei è felicissima.
E si sente.
Domani (oggi per chi legge, NdR) correrà la 4 x100 sulla pista dell'Olimpico al Silver Gala, l'aperitivo della tappa italiana della Diamond League. Se le cose dovessero andare bene sarà di nuovo in pista il giorno dopo, davanti alle telecamere della Rai. 
Non è la prima volta che la velocista reggiana si trova a calcare un palcoscenico importante, la differenza è che questa volta, finalmente, lo farà indossando una maglia azzurra con la scritta "Italia". 
Sì, perchè dopo otto anni Zaynab sotituisce l'arancione del tricolore della Costa d'Avorio con il rosso di quello italiano. Da oggi, finalmente, è italiana anche per la burocrazia.
Sono passati otto anni da quando ha lasciato il paese dove è nata, da quando se ne è andata da Man, il grosso centro di circa 100.000 abitanti soprannominato la "città delle 18 montagne". 
Ad aspettarla c'erano la pianura padana e Rubiera, una cittadina di quindicimila persone a pochi chilometri da Reggio Emilia.
"L'impatto con l'Italia è stato traumatico. Ero molto piccola ed ero abituata a passare le mie giornate all'aria aperta. Rubiera per me era un mondo sconosciuto, non parlavo la lingua, non conoscevo nessuno, non avevo amici. Con il tempo ho trovato i miei spazi, ma l'inizio è stato veramente difficile." 
Campionessa Italiana Cadette. Jesolo 2013
L'atletica per lei è una scoperta che arriva al primo anno di scuola media. "A portarmi al campo è stata la mia insegnante di educazione fisica che mi ha voluto nella squadra della scuola. Ho superato tutte le fasi preliminari fino ad arrivare alla vittoria nella finale nazionale. Si può dire che la mia carriera da atleta sia cominciata da Roma". 
Una carriera che dopo le prime gare scolastiche è proseguita con la maglia della squadra della Corradini Rubiera, la stessa in cui tanti anni fa mosse i primi passi Stefano Baldini e in cui oggi Zaynab rappresenta la punta di diamante di una società che vanta un settore giovanile ricchissimo di talenti, tanto da essere soprannominato la "Caldera di Rubiera".
Nel corso degli anni  l'allieva di Loredana Riccardi ha continuato a progredire costantemente, cambiando anche il suo approccio alle gare e ha messo insieme un lunghissimo curriculum di successi. "A oggi i miei personali sono 7.37 sui 60 metri, 11.63 sui 100 metri e 24.45 sui 200 (A cui vanno aggiunti i due crono ventosi del Brixia Meeting 2016 di 11.59 e 24.18, NdR). Fino all'anno scorso mi sentivo più a mio agio nelle gare indoor. Il lavoro che avevamo fatto con la mia allenatrice non mi permetteva di avere una buona resistenza alla velocità sulle distanze più lunghe. In questa stagione abbiamo messo a punto alcune cose e devo dire che le sensazioni sono completamente cambiate, ora correre 100 e 200 metri mi piace molto di più." 
La vittoria ai tricolori Allieve di Milano 2015
I ranking Iaaf parlano chiaro, è la migliore Allieva d'Europa sui 100 metri e occupa la nona posizione delle classifiche mondiali. E' più che lecito avere qualche speranza per i Campionati Europei di Tbilisi e non solo a livello individuale, ma lei preferisce fare un passo alla volta. 
"Non voglio fissarmi degli obiettivi ora. Da qui agli Europei la strada è ancora lunghissima. Certamente ho delle aspettative, spero di fare bene, ma moltissimo dipenderà da quanto sarò in forma in Georgia. Devo rimanere concentrata e continuare ad allenarmi come sto facendo ora, poi a luglio vedremo come andranno le cose."
Un passo alla volta, sperando di poter cantare insieme a lei l'Inno di Mameli. Per il momento possiamo soltanto dirle: "Benvenuta Zaynab. Era da un po' che ti aspettavamo."

martedì 31 maggio 2016

Call Room - Oltre gli ostacoli. Massimo e i suoi "Young Runners"

Samuele Licata e Massimo Bianca
A Massimo gli ostacoli non hanno mai fatto paura.
Alcuni si bloccano di fronte a quei marchingegni di legno e metallo che sembrano fatti apposta per farsi del male, la paura di cadere è troppo grande. L’alternativa facile è già lì, bella e pronta. Basta dirsi: “Ci sono gare più adatte a me.” Ma lui non è proprio il tipo.
Ha imparato a superarli a Siracusa, la sua città natale. Nel suo albo dei record c’è un 15.1 sui 110  e un 54.9 fra le barriere basse. E ha imparato ad affrontare anche le sfide più difficili (il record regionale del decathlon allievi è ancora suo). Quando è diventato “grande” ha deciso di rimanere fedele a se stesso. E’ diventato tecnico, per insegnare ad altri ragazzi a superare gli ostacoli, e si è arruolato in Polizia. Destinazione: Commissariato di Gela. Ed è proprio qui che comincia la sua seconda vita nell'atletica.
“Dopo il matrimonio mi ero lasciato andare, avevo messo su qualche chilo di troppo e per rimettermi in forma ho ricominciato a correre. Ho partecipato a qualche podistica e dopo un po’ di tempo mi è venuta l’idea di organizzare una manifestazione, la “StraGela”, all’interno della quale ho inserito anche delle gare riservate ai ragazzi. Alcuni di loro si sono appassionati e ho deciso di cominciare a seguirli. La società è nata di conseguenza.”
Una conseguenza che forse a tanti altri non sarebbe sembrata così naturale visto che a Gela la pista di atletica non c’è. Ma, come dicevamo, per lui gli ostacoli non sono un problema.
Il gruppo della Young Runner Gela
Leggere l’organigramma della società non è un’attività impegnativa.
“Il Presidente è Giacomo Licata, io ricopro il doppio ruolo di vice-presidente e allenatore e abbiamo alcuni genitori che ci danno una mano. La società è tutta qui.
Siamo piccoli, piccolissimi, ma negli ultimi anni ci siamo tolti diverse soddisfazioni: sono arrivati molti titoli regionali, diversi record siciliani e addirittura un record italiano, quello di Samuele Licata sui 1200 siepi. Non è facile. Non abbiamo un impianto, non abbiamo uno sponsor e anche le pubbliche amministrazioni non sono troppo interessate a noi, ma si va avanti lo stesso.”
La pista di atletica non c’è, ma a Gela non mancano gli impianti sportivi, anzi.
Su un lungo viale all’estrema periferia della città, a cento metri l’uno dall’altro,  sorgono quelle che sembrano due vere e proprie cattedrali nel deserto: il  PalaLivatino, 2500 posti a sedere di proprietà della provincia di Caltanisetta e il PalaCossiga, che vanta una capienza di 1500 ospiti ed è gestito dal comune. E' qui fuori che si allenano i ragazzi di Massimo.
Clara Tasca

“L’ultima amministrazione ha fatto posare nel cortile del palazzetto un rettilineo di tre corsie lungo 60 metri e lì proviamo la ritmica degli ostacoli con le chiodate. Per il lungo utilizziamo una piccola buca nel giardino che serve anche per simulare la riviera delle siepi, mentre per il salto in alto abbiamo comprato della gomma piuma e l’abbiamo fatta ricoprire con un telone da camion. A volte utilizziamo questo materasso improvvisato anche per il salto con l’asta.”  Mentre Massimo racconta aneddoti riguardanti i suoi ragazzi e le difficoltà che affrontano con la semplicità disarmante di chi è abituato a dover inventare ogni giorno, noi rimaniamo sempre più interdetti di fronte a uno scenario che è difficile anche solo immaginare. “Agli inizi, quando non avevamo nemmeno questo rettilineo, andavamo ad allenarci in spiaggia ma un giorno, in pieno inverno,  siamo stati inseguiti da un branco di cani randagi e per evitare di essere attaccati abbiamo dovuto gettarci in acqua. Da allora ho abituato i ragazzi a correre con delle pietre in mano per potersi difendere nel caso ci fossero problemi. Negli ultimi tempi comunque i randagi si sono talmente abituati che corrono insieme a loro.”
Giorgia Di Vara
Poliziotto a Gela. Lavoro difficile in una città complessa. E per hobby allenatore di atletica senza nemmeno una pista. Va bene non cercare la vita comoda, ma è mai possibile che non gli venga mai

voglia di mollare tutto? “Sì, Gela è una città complicata. Qualche anno fa abbiamo dovuto affrontare il fenomeno dei baby killer, ragazzini che venivano assoldati dalla malavita per le attività criminali. Nel mio piccolo cerco di tenere i ragazzi lontano dalle strade sbagliate che potrebbero imboccare. Purtroppo non tutti hanno colto questa opportunità.
Per me l’essenziale non è creare dei campioni, ma aiutarli a diventare uomini per bene. Se poi ottengono dei risultati tanto meglio, ma io ho un patto con i miei atleti: se il loro rendimento scolastico non è buono, non li faccio allenare. La parte più importante della loro vita è quella lontana dai campi di atletica”.
“Ogni volta che considero le condizioni in cui lavoriamo penso di piantare tutto. Non abbiamo nessun aiuto economico, dove ci alleniamo non ci sono servizi igienici, in inverno non abbiamo un posto dove ripararci dalla pioggia e qualche mese fa ci hanno anche rubato gli ostacoli e devo solo ringraziare la generosità del Cus Catania e del Panathlon Catania che ce li hanno ricomprati. Altrimenti i ragazzi non si sarebbero più potuti allenare.
“Quando sono tentato di smettere è mia moglie Fiorella che mi spinge ad andare avanti, ma non so per quanto ci riuscirò ancora. Non si può lottare per tutta la vita contro i mulini a vento”. Contro i mulini a vento, contro i cani randagi, contro la pista che non c'è, contro quegli ostacoli che ormai supera ogni giorno da anni.

mercoledì 4 maggio 2016

Call Room - Volere volare. Francesca Semeraro, più in alto di tutto.

foto Colombo/Fidal

Se chiudi gli occhi senti l'odore del mare  e allora il nero della pista di atletica di Taranto è meno triste. Quando li riapri vedi le erbacce, le buche, lo stato generale delle strutture e ti chiedi: "Come si fa ad allenarsi qui?"La risposta è scontata quanto la domanda. Devi amare quello che fai a tal punto che non bastano queste difficoltà a fermarti. 
Francesca Semeraro ama volare. L'ha scoperto da bambina quando volteggiava fra gli staggi delle parallele asimmetriche e rimbalzava sulla pedana del corpo libero, se n'è convinta ancor di più quando dopo sette anni di palestra è uscita all'aperto e ha scoperto l'atletica leggera. Le corse, i lanci, le prove multiple e a quattordici anni Danilo Diana, quello che è tuttora il suo tecnico, l'ha accompagnata alla pedana dell'asta. "Mio padre ha fatto atletica e io mi sono appassionata guardando le gare in tv - racconta la saltatrice pugliese - All'inizio allenarsi è stato facile, ero piccola e pensavo soltanto a "spaccare tutto", a spingere al massimo, Col tempo le condizioni dell'impianto si sono fatte sentire ed è arrivato anche qualche piccolo problema fisico. Allenarsi su un manto che è per lo più asfalto, cercando di evitare le buche, non è proprio una situazione ideale, ma non mi sono mai pentita di aver scelto l'atletica".
foto Colombo/Fidal
C'è stato un momento in cui quella pista ha avuto lo stesso colore rosso di quelle che frequentano le sue colleghe saltatrici. Francesca, però, così non l'ha mai vista. Eppure, nonostante si alleni in condizioni davvero precarie, ha un curriculum invidiabile e al primo anno da Juniores ha già saltato 4.05. 
"Ogni volta che è arrivato un risultato importante mi sono sentita dire dai vari politici che avrebbero dovuto mettere mano alla ristrutturazione del campo: "Brava! Nonostante la struttura dove ti alleni sia in pessime condizioni tu vinci ugualmente". Il concetto sembra essere che se i risultati arrivano allora le cose stanno bene così. Non sanno che dietro quei risultati ci sono un mucchio di sacrifici miei. della mia famiglia e del mio allenatore. Io ho una vita a dire poco movimentata: la scuola, lo studio pomeridiano, gli allenamenti e gli altri impegni quotidiani mi richiedono molto tempo e per saltare, visto che a Taranto non è possibile, devo andare due volte la settimana a Grottaglie, a circa 25 chilometri, dove c'è una pedana passabile. Se potessi allenarmi in condizioni normali, magari potendo usufruire anche di un impianto indoor probabilmente avrei già fatto molto di più, ma chi può dirlo? La realtà è questa ed è con questa che devo misurarmi." 
Il padre di Francesca al lavoro sulla pedana
Per migliorare la realtà in cui vive, questa diciottenne dal sorriso aperto e dalla volontà di ferro non si tira indietro e quando è stata invitata a salire sul palco della manifestazione per il primo maggio nella sua città ha avuto la stessa grinta che mette sempre in pedana. 
"Ho avuto molti riscontri al mio appello, molte manifestazioni di solidarietà da parte del mondo dell'atletica italiana. Ho accettato di parlare dal palco perchè quella era una delle ultime e più forti possibilità di farmi sentire. Purtroppo come temevo anche quest'appello è caduto nel vuoto. Nessuna risposta. Solo silenzio". Un indifferenza alle sue difficoltà che non è generalizzata in una città che sta attraversando un momento difficile a livello generale. "Voglio ringraziare Michele Riondino (l'attore che ha interpretato Pietro Mennea nella fiction televisiva, NdR) e tutto il "comitato lavoratori e cittadini liberi e pensanti" che ha organizzato l'evento e ha voluto che facessi un intervento. Non so se otterremo dei risultati, ma è stata un'opportunità preziosa."
foto Colombo/Fidal
Intanto, mentre suo padre insieme ad alcuni amici sta ricostruendo a spese proprie la pedana, Francesca pensa al suo futuro, a quello che farà da grande. Al percorso che molto probabilmente la porterà molto lontano dalla città dei due mari per continuare a inseguire il suo sogno di volare.
"Sono all'ultimo anno di liceo e sono di fronte a un bivio. Se non dovesse arrivare la chiamata in un gruppo sportivo militare o se non dovesse esserci la ristrutturazione del campo dovrò trovare una sistemazione alternativa. Sto valutando l'ipotesi di frequentare l'università a Varese, dove verrà rinnovata la pista e dove potrei avere un tecnico a seguirmi, ma sono ancora molto indecisa. Ho anche ricevuto un'offerta da un'università americana, ma non ho accettato e non me ne sono pentita nonostante tutto ."
Avanti nonostante tutto. Perchè una ragazza che a diciotto anni ha già un curriculum come il suo non può mollare. "In tanti mi dicono che ho un bel curriculum e se questo è vero lo devo soprattutto a chi mi ha supportato in tutti i modi in questi anni: la mia famiglia, il mio allenatore  e la mia società, l'Alteratletica Locorotondo. Spero di poterlo arricchire ancora in futuro."



SEGNI PARTICOLARI


Francesca Semeraro è nata a Taranto il 5 ottobre 1997
Allenatore: Danilo Diana
Società: Alteratletica Locorotondo (precedentemente Cras Taranto)
Record personale salto con l'asta:4.05m 
Nel suo palmares a oggi figurano sei titoli italiani, il record italiano cadette e altri tre piazzamenti sul podio in diversi campionati nazionali.
A livello internazionale spiccano la medaglia d'argento alle Gymnasiadi di Brasilia nel 2013 e la finale degli europei juniores di Eskilstuna 2015. Ha vestito per sei volte la maglia azzurra.








Qui un servizio di Tv Med sulla situazione in cui versa il capo scuola tarantino. Il video è stato pubblicato il primo marzo 2016.






giovedì 21 aprile 2016

Call Room - Cum grano Salis. Silvia racconta.

Roberto "Freak" Antoni, il leader della storica band punk degli Skiantos, sosteneva che "la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo".
Nessuna affermazione è mai sembrata più vera quando due giorni fa si è diffusa la notizia che Silvia Salis dovrà rinunciare alla sua terza olimpiade a causa di un infiammazione cronica a un adduttore che non le da pace. Immediatamente la rete è stata sommersa da una grande ondata di solidarietà nei confronti della martellista genovese. Sintomo di un rapporto privilegiato con i fans, fatto di stima e affetto nei suoi confronti, che ha pochi eguali nell'atletica azzurra.
"Sinceramente mi fa piacere che si percepisca questo dall'esterno. Io posso solo dire che sono una persona diretta. Mi piace essere indipendente, ho un carattere forte e questo non sempre piace a tutti, ma in generale credo che le persone apprezzino chi si mostra per quello che è."
Questo non è stato un anno facile. Prima la tempesta in un bicchier d'acqua dei whereabouts e ora la rinuncia a Rio. La questione delle mancate reperibilità, per chi era minimamente informato sui fatti, è sempre stata chiarissima. Tutavia la gran parte della stampa nazionale ha sparato a zero su di te e sui tuoi colleghi e tu sei stata una delle più decise a difendere, giustamente, la vostra onorabilità. Al tempo stesso mentre su di voi venivano gettate palate di fango quella stessa stampa si comportava molto diversamente nei confronti dell'operazione di "recupero" di Schwazer. Se non erro tu sei studentessa in giornalismo. E' facile immaginare che questa storia sia stata piuttosto difficile da digerire sul piano umano. Per quanto riguarda il piano professionale, che idea ti sei fatta di come i media hanno trattato la questione? Ritieni che abbiano usato due pesi e due misure? 
"Sì, attualmente sono iscritta all'Università di Roma e mi mancano pochi esami alla laurea. In queste due vicende si sono palesati due meccanismi malsani che imperano in Italia: il primo è l'utilizzo della cosiddetta "macchina del fango"che travolge senza scrupoli persone coinvolte in vicende che non sono per nulla chiare con il solo scopo di distruggere la loro immagine. Il secondo è la riabilitazione mediatica del colpevole che da tale passa ad essere eroe solo perché dopo aver infranto la legge inizia a comportarsi in maniera legale come chiunque altro.
Balassini, Claretti, Salis e poi...tante ragazze di belle speranze e discrete qualità, che hanno fatto belle cose a livello giovanile ma non sono riuscite a fare il salto di qualità e diventare competitive a livello internazionale da Senior. Secondo te perchè il settore lanci italiano non sforna talenti con continuità così come succede in altri paesi? 
"A mio modesto parere, ma non sono un tecnico nè un dirigente, a parte le problematiche relative alle tecniche di allenamento ed al reperimento di giovani atleti veramente portati per una determinata disciplina, il problema negli ultimi anni  sta anche nel proliferare di manifestazioni giovanili che scimmiottano quelle assolute. 
Mi spiego meglio:spingere sull'accelleratore a 16-17 per partecipare, o anche vincere, manifestazioni come olimpiadi giovanili o simili porta a pensare ad atleta e tecnico di essere già con un piede nel mondo dell'atletica che conta. Senza contare l'aspirazione a entrare in un gruppo sportivo.
Invece sei ancora lontanissimo.
Io posso portare il mio esempio. Grazie al mio primo allenatore Valter Superina ed alla sua visione del giovane atleta, non mi sono tolta grandi soddisfazioni da Allieva e Junior ma poi ho fatto due Olimpiadi. Tanti miei compagni"fenomeni"a 20-22 anni hanno smesso."
Facciamo tutti gli scongiuri possibili e immaginabili. Il tuo infortunio è non solo fastidioso e doloroso, ma prevede anche un lento recupero e per molto tempo ti impedirà di allenarti. Uno stop così lungo, per un atleta di 31 anni che ha già alle spalle una carriera piena di soddisfazioni non è facile da affrontare. Hai detto di voler tornare in pedana nel 2017 dopo aver sistemato le cose. Dove trovi ancora le motivazioni per andare avanti nonostante potresti legittimamente tirare i remi in barca, ricevere i giusti onori e magari, come hai raccontato, intraprendere un'altra carriera?
"La mia priorità adesso è guarire, non sentire più dolore, sono esasperata da due anni continui di problemi non mi piace lamentarmi ma finché non starò bene non riprenderò.
È chiaro che pensi anche all'eventualità che questo problema cronico non sparisca e che per fortuna abbia delle aspirazioni lavorative future. 
Nel bene o nel male per me l'Atletica, passione a parte, è un lavoro che ho sempre rispettato e lo farò finché lo potrò fare ad alto livello. Per rispetto nei confronti di chi lavora con me, delle Fiamme Azzurre e della Federazione."
Ripetiamo gli scongiuri di cui sopra. Come abbiamo già detto, fin qui la tua è stata una carriera lunga e piena di soddisfazioni, ma com'è normale anche con qualche delusione.  Se dovessi decidere di abbandonare l'attività domattina qual è il ricordo più bello  e qual è il rimpianto o il rimorso che Silvia Salis appenderebbe al chiodo insieme alle scarpe da lancio?
"Il mio più grande rammarico è il terzo lancio nullo di pochi cm fuori settore ai Mondiali di Daegu nel 2011. Era oltre i 70 metri e  mi avrebbe fatto accedere alla finale ad 8. Invece rimasi nona a pochi centimetri dall'ottava che poi venne squalificata per doping. In realtà risulto finalista ma avrei voluto fare davvero quei tre lanci in più.
Il mio ricordo più bello invece non è legato a un Mondiale o a un'Olimpiade. Risale al 2009, quando vinsi i Giochi del Mediterraneo a Pescara. Poco tempo prima ci fu il terremoto che devastó L'Aquila e sconvolse le zone limitrofe. In quel periodo ogni albergo della costa si era messo a disposizione dei terremotati e quel giorno allo stadio ve ne erano molti che avevano perso tutto. Far suonare l'inno per loro e cantarlo insieme mi ha fatto sentire più che mai orgogliosa di essere Italiana."
E allora in bocca al lupo e arrivederci Silvia. Perchè tutti noi vogliamo sentire ancora a lungo il giudice che grida: "In pedana Salis!"

Le foto di Silvia Salis sono di Claudio Licciardello


martedì 1 settembre 2015

Call Room - "Più veloce della luce!". Lorenzo Bilotti



"La velocità pura si fa coi nervi. E' fatta per i nevrotici".

Questo è ciò che dice coach Sam Mussabini al suo pupillo, Harold Abrahams, in una famosa sequenza di "Momenti di gloria"
Quando guardi i centometristi avvicinarsi ai blocchi, tesi e concentrati, lo sguardo fisso in fondo a quel rettilineo che sono ansiosi di divorare, questa frase ti torna alla mente e ti sembra ogni volta più vera che mai. Poi incontri Lorenzo, o "Bilo" come lo chiamano da sempre al campo di Lugo, e gli stereotipi vanno a farsi benedire. Può essere un nevrotico questo ventunenne studente di economia? Questo ragazzo tranquillo conscio dei suoi mezzi, ma assolutamente con i piedi per terra? 
"In famiglia la passione per lo sport è sempre stata molto forte e fin da piccolo i miei genitori mi hanno spronato a praticare molte attività diverse (nuoto, triathlon, tennis, basket...). Ho scoperto l'atletica leggera alle scuole medie, grazie ai miei insegnanti di educazione fisica e al "Trofeo Deggiovanni", una gara interscolastica organizzata dall'Atletica Lugo. All'epoca giocavo a calcio. Ero veloce, ma anche resistente proprio perchè dovevo inseguire il pallone per diversi minuti. Il mezzofondo è stata una logica conseguenza, ma mi sono reso conto ben presto che non faceva per me. Non amavo fare quella fatica, crescevo muscolarmente e soprattutto soffrivo le gare, mentre io volevo divertirmi... 
In quel momento è arrivata la svolta grazie a Claudio (Visani, l'attuale allenatore di Bilotti. NdR).
Era l'anno delle Olimpiadi di Pechino ero estasiato da Saladino, Philips, il nostro Howe (che poi ho anche avuto il piacere di conoscere), decisi che sarei diventato un lunghista. Così, anche se saltavo solo 4.50m da primo anno cadetto, decisi di continuare facendo di tutto un po', ma soprattutto i salti perché mi divertivo e quella per me era la cosa importante! 
Il seguito è stato facile. Col sudore e il divertimento, le tantissime sconfitte e i pochi successi (ero molto scarso...). Nella stagione successiva, in una sola estate, anche grazie al mio primo raduno regionale che mi fece capire che non avrei mai voluto lasciare uno sport del genere e dei "compagni" così, migliorai quasi un metro arrivando a 6.10m. Partecipai ai miei primi campionati italiani e da lì in molti la mia storia la conoscono, non è esaltante ed è molto lunga, perciò evito di stancare i lettori... "
E' stato difficile scegliere di abbandonare il calcio? 
"C'è stato un momento difficile durante la mia crescita sportiva e non è stato sicuramente quando ho smesso di giocare a calcio. Io volevo divertirmi e facendo atletica mi divertivo di più. Da primo anno Allievo ho dovuto smettere di saltare a causa di un problema alle ginocchia che tuttora mi limita in palestra e in certi esercizi di corsa. Quello è stato un momento molto duro. Sono stato costretto ad abbandonare la pedana, non riuscivo più, troppo dolore, troppo rischio. Ma forse questo fu un segno del destino perché da quel momento è stato un susseguirsi di sogni di soddisfazioni e di esperienze.
La 4X100 bronzo agli Eurojunior di Rieti 2013
A inizio carriera, diciamo dalla categoria Allievi in su per capirci, molti atleti, non si rendono conto di poter arrivare ad alti livelli. Sanno di essere dotati, ma la presa di coscienza del proprio reale valore è per molti un processo che richiede tempo e a volte la guida di un allenatore che sappia "dove mettere le mani". Anche a livello psicologico, per non spingere troppo sull'acceleratore da un lato ma rendere consapevoli del proprio talento dall'altro. Inoltre l'ambiente circostante (scuola, famiglia, amici che non condividono il tuo stesso impegno...) spesso aggiunge difficoltà invece di limitarle. Tu quando hai capito di poter aspirare al "top level"? E' stato un processo di maturazione tutto tuo o hai trovato supporto in qualcuno? E per quanto riguarda ciò che sta fuori dalla pista è stato difficile far coesistere l'allenamento duro richiesto per ottenere certi risultati con i tanti "mondi" di un adolescente prima e di un giovane adulto oggi? 
"Concordo con te sull'incipit della domanda. E' proprio quello il problema dell' atletica italiana a mio parere. Ovvero trovare persone competenti che possano far crescere giovani di talento, gradualmente, senza fretta, divertendosi, ma allo stesso tempo facendogli prendere consapevolezza di ciò che è necessario fare per giungere a un buon/ ottimo livello... 
Specifichiamo che io non mi considero un atleta "top level" e credo sia giusto che nessun velocista in Italia lo faccia. Mi ritengo un giovane di buone prospettive, con molti margini, che si è avvicinato all' atletica che conta in Italia... Ma siamo lontani dai veri top level. Quelli sono atleti con buone o notevoli doti tecniche e fisiche che nella programmazione di una stagione si pongono l'obiettivo di correre sotto i 10"10 e raggiungono questo "crono" per almeno 3/4 volte! 
La mia è stata una crescita graduale, interrotta anche da infortuni, ma graduale. E sono certo che finchè continuerò ad aumentare carichi e lavori tecnici, leggermente ogni anno, progredirà.
In questo processo di crescita sono stati fondamentali i miei avversari in primis, il mio tecnico Claudio e la mia famiglia. Ultimo, ma non per importanza, Luca Galletti, carabiniere 400ista, con innumerevoli presenze in nazionale. Lui è un importante punto di appoggio, di confronto. Mi sprona, mi incita, mi spinge a non fare errori che lui ha commesso in passato. La sua vicinanza e la sua esperienza sono state fondamentali!
Riguardo a coniugare amicizie, vita sociale e atletica posso dire che non è stato per niente difficile. Io amo questo sport e quando ami qualcosa niente è da considerarsi un sacrificio. Inoltre gli amici sono e sono sempre stati fantastici, mi hanno sempre capito, non li ho mai trascurati e mi hanno sempre incitato, sono i miei primi tifosi... È questo per me è la cosa più importante!"
Podio Promesse 2015 con Galbieri e Pettenati
La tua prima vittoria significativa è stata quella degli italiani Allievi di Rieti 2011 che ti ha aperto le porte per i Mondiali Allievi di Lille. Cosa si prova la prima volta che sali su quel podio così importante e che effetto fa indossare la maglia con la scritta "Italia"? E oggi che, anche se giovanissimo, hai già una discreta collezione di maglie azzurre, ti emozioni ancora allo stesso modo? Qual'è stata la nazionale che ti ha dato maggiore soddisfazione, quella che ricordi con più piacere? 
"Sì, proprio così, il mio primo successo è stato a Rieti nel 2011. Fu una grandissima emozione. Direi che a tutt'oggi è quella che mi ha dato la maggiore soddisfazione. Fortunatamente mi è ricapitato e spero succeda ancora, ma la prima vittoria è fantastica... Venivo da un anno lungo, pieno di emozioni e di risultati importanti, ma poco prima della gara mi stirai lo psoas e arrivai a Rieti pensando di non riuscire nemmeno a correre le batterie. Invece quelle passarono senza problemi, la finale fu più problematica. Dopo 70m sentii dolore ma riuscii a combattere fino in fondo. Vedere che ero riuscito a coronare il primo di tanti piccoli sogni in quelle condizioni mi diede ancora più gioia!
Delle nazionali posso solo dirti che è sempre la stessa emozione, è sempre fantastico ricevere la convocazione qualunque sia la manifestazione. Mi batte sempre il cuore, è stupendo stare in raduno con i compagni, legare, conoscerci e allenarci al massimo per preparare un appuntamento importante! 
Ogni volta che arriva il giorno della gara e indosso la canotta con il mio nome nel pettorale è sempre come se fosse la prima volta, ho i brividi, ho tante emozioni e fortunatamente, cosa che per ora è sempre accaduta, poca tensione, solo tanta adrenalina! 
L'emozione più grande in azzurro l'ho vissuta a Rieti nel 2013. Rieti per me è come se fosse una seconda casa, amo quella città, amo il campo, ogni volta che arrivo ho i brividi...
Ricordo che nel 2010 ai campionati italiani allievi, ero al primo anno di categoria, pubblicizzavano gli europei junior del 2013 e dissi a Claudio che a tutti i costi avrei lottato per parteciparvi, e così fu! Non nel lungo, ma nei 100 metri e nella staffetta.
Dopo un 2012 d'inferno, lottai per tutto il 2013 per mettermi in mostra e guadagnarmi la convocazione. Arrivare agli europei in "casa" , fare il Pb sui 100 e vincere la medaglia di bronzo nella 4x100 (per molti inaspettata, per noi quattro per nulla) davanti a Inghilterra e Francia, fu come vincere un olimpiade. 
Sotto il diluvio, con i miei genitori in tribuna e con Claudio a fianco fu un sogno che si realizzava. Piansi, piansi di gioia...avevo reso orgogliosi i miei genitori, avevo ripagato loro e anche me stesso di tutti gli sforzi che fino a quel giorno avevo fatto. Tutto ciò mi caricò talmente tanto, che ancora oggi nei momenti di difficoltà, basta riportare la mente a quegli istanti che tutto viene superato e si risolve!
Un altro momento fantastico è stato ai Giochi del Mediterraneo dello lo scorso anno. Cantare l'inno d'Italia sul gradino più alto del podio credo non mi capiterà molte altre volte. Anche questo è un momento che terrò nel " cassetto dei ricordi" per tutta la vita!

Lugo, poi Imola e adesso Marcon. E' normale che un atleta cambi casacca. I motivi possono essere i più disparati, ma per un giovane che sogna di fare il professionista dell'atletica il faro verso cui dirigersi è sempre lo stesso: il gruppo sportivo militare. E' questo l'unico modo per garantirsi una sicurezza economica e continuare ad allenarsi per più ore al giorno come viene richiesto a chi pratica il nostro sport ad alto livello. E, diciamolo a voce alta, per fortuna esistono. Ma proprio in questo momento, dopo la totale debacle di Pechino, il sistema gsm è molto messo in discussione, anche dal Presidente Giomi stesso, per l'alto numero di atleti che una volta firmato l'arruolamento si adagia in un limbo di mediocrità. E ovviamente non stiamo parlando degli infortunati. Cosa pensi dell'attuale sistema dei gruppi sportivi militari? 
"Lugo, Imola e Marcon... Sembra l'inizio di una barzelletta! Ahahah! Invece a quanto pare è il mio percorso sportivo fino ad ora. Cosa posso dire, nulla in verità è cambiato, cercavo nuovi stimoli e qualche aiuto in più (anche economico siamo franchi) e Marcon mi ha permesso di entrare a far parte della loro grande famiglia. Almeno per un anno visto che sono in prestito. Sto imparando tante cose. Ad avere un rapporto pur sempre familiare ma più professionale, con aspettative diciamo, e questo probabilmente potrebbe essere propedeutico nel caso in cui riuscissi a fare davvero il salto di qualità entrando in un gruppo sportivo, anche se sarà difficile a quanto pare! Riguardo ai nuovi stimoli, uno di questi è la finale oro di Jesolo. Stiamo scaldando i motori per l'ultimo week end di settembre, non vedo l'ora. Sarà un esperienza nuova e sicuramente fantastica! 
Sui gruppi sportivi militari, preferirei trattenermi, dato che come hai notato non mi manca la parola, per il semplice motivo di non sfociare nella solita polemica e far la parte del banale o del frustrato! Posso però dire che io continuerò un altro anno, forse due, non di più. 
"Bilo" e Luca Antonio Cassano
E puoi immaginare il perchè. L'atletica da noi, la vera atletica, anche se ultimamente manca di vincenti, la possono fare solo i professionisti e io per ora non lo sono. Spero di esserlo, ma nel caso in cui non ne avessi la possibilità potrò dire di non aver realizzato uno dei miei obiettivi. Ma sicuramente uno solo, spero, dei tanti che ho progettato di realizzare entro questi due anni. Poi si vedrà... L'amore per questo sport, nel mio caso, va oltre l'arruolamento in un gsm. I ricordi, le gioie e i dolori li porterò per sempre con me.
Se dovrò smettere avrò forse il rimpianto di non aver mai davvero dato il 100%, ma questo è quello che pensano, hanno pensato e forse penseranno tanti giovani con più o meno talento, se il sistema non dovesse cambiare. Se le cose resteranno così saranno costretti a smettere per terminare gli studi, per lavorare o comunque per costruirsi un vero futuro perchè non hanno avuto la possibilità di provarci davvero!
Pechino. Lasciamo stare i giustificabili, quelli che venivano da lunghi e complicati infortuni, ma in generale il livello degli azzurri è stato bassissimo, per alcuni quasi imbarazzante. Al contrario a Tallinn, a Eskilstuna e a Cali si sono visti dei ragazzi, te compreso nonostante la sfortuna, che hanno dato tutto quello che potevano e molti hanno anche ben figurato. Galbieri, Riva, Bocchi tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente sono stati al top al momento giusto. Addirittura la Gazzetta si è scomodata chiamando il vostro gruppo di giovani promesse "generazione di fenomeni". Perchè ai vostri "fratelli più grandi" non è riuscito quello che avete fatto voi? Che effetto fa sentirsi parte di un gruppo su cui poggiano tutte queste apettative? In ogni caso, visto da fuori, il gruppo dei giovani sembra molto coeso, molto affiatato. Hai qualche collega a cui sei particolarmente legato? Qualcuno che ammiri in modo particolare atleticamente o umanamente? Le attese che ci sono su di voi sono un handicap o uno stimolo?
Noi giovani abbiamo fame, abbiamo coraggio e abbiamo tanti sogni, da realizzare, e questi sono elementi fondamentali per raggiungere il successo. Non voglio dire che i grandi o i "vecchietti" non provino queste cose, ma è inevitabile che un giovane le senta in modo più forte!
Per questo qualcosa dovrà cambiare, il sistema dovrà aggiornarsi e anche noi dovremo seguire tale aggiornamento, la mentalità deve essere vincente, sempre. 
Bisogna sempre puntare in alto, investire su se stessi e sui propri allenamenti, questo purtroppo lo si può fare da professionisti.
Con Claudio Visani a Tallinn 2015
Purtroppo è inevitabile che poi del gruppo di giovani talenti ne rimangano pochi, perché molti a 20 anni smettono. Non perchè, come molti dicono, la società o le università ti "impongono" involontariamente di smettere, ma perché pochissimi, quasi nessuno, investono sul loro talento sportivo! Questo è un dato di fatto! Quest'anno tanti sono stati i ragazzi di successo, quasi nessuno vero professionista, tra i tre nomi che hai citato ancora nessuno è in un gruppo sportivo. E questo è brutto. Perché se hanno avuto un 2015 di successo, o addirittura vengo da una serie di stagioni di successo?! Perché non si poteva investire già prima su di loro?! A questo non so dare risposte! So solo che per creare un movimento di buon livello, credo, non si possa puntare solo su chi vince gli europei o i mondiali giovanili, o vince 10 titoli italiani. Credo si debba puntare anche su quelli poco dietro, che fanno risultati comunque importanti e che hanno margini. Loro sono il movimento della nazionale, non solo i singoli, fenomenali, esempi su cui è giustissimo investire, ma che purtroppo "non terranno mai su la baracca" da soli! Concludo dicendoti che per me le aspettative non credo siano un handicap se non diventano troppo opprimenti, e per ora non è così. Per cui, fateci sognare, sudare e allenare magari, investite su più giovani e sicuramente il vero "bacino da cui attingere" non sarà di pochi atleti!
Ho legato tanto in questi anni di atletica, mi considero uno molto socievole, per cui ho tante amicizie e molte profonde. Io credo che i compagni di nazionale, di società o di raduni non siano dei semplici compagni di viaggio, ma dei compagni importantissimi nel viaggio verso il raggiungimento di un sogno, per cui il legame, con diversi di loro è forte! Ho tanti amici e amiche! E' questo il bello dell'atletica.
La tua è stata un ascesa inarrestabile. Da 11.30 nel 2010 a 10.33 l'anno scorso. Poi quest'anno una serie di sfortune che hanno fermato i miglioramenti cronometrici. Quella foto di Tallinn, dove seduto sulla pista cerchi di allungare i muscoli, è forse il simbolo di questa stagione. Nella gara individuale avevi la possibilità di agguantare la finale quando sono arrivati i crampi a bloccarti e anche nella staffetta quell'ultimo cambio sbagliato ti ha impedito di mettere al collo una medaglia. Insomma il 2015 è un anno da dimenticare?
Lo stop in semifinale a Tallinn
"Eh si, non è stato un anno scoppiettante, ma è stato un anno, a mio avviso, importantissimo! Non si impara solo vincendo, questo mi hanno sempre insegnato a casa. Io infatti ho vinto poco, ma quelle poche volte che ho vinto l'ho fatto perché avevo imparato tanto dalla sconfitta o dalle sconfitte precedenti!
Tallin è stata una trasferta sfortunata! Punto!
Dopo diversi problemini, la forma era arrivata, ma prima in raduno la puntura di un' ape che si infetta gonfiando enormemente il piede poi i crampi in semifinale, in una semifinale straabbordabile... alla fine il pasticcio nella staffetta... tutto vano! Poteva essere il risvolto positivo della stagione e invece...
Dopo i 100 ammetto di aver pianto, a dirotto, non pensavo di meritarmi una cosa così. Volevo combattere ad armi pari fino all'ultimo metro. Ho sofferto molto lo ammetto, come ho sofferto anche per la staffetta... Ma da li si deve ripartire! Riguardo alla trasferta, tutto fantastico, l'Italia è sempre un bel gruppo, tutti si sostengono. Abbiamo gioito per molti e sostenuto chi aveva raggiunto risultati inferiori alle aspettative! Inoltre visitare un paese nuovo è sempre una bella esperienza. Tallinn è una bella città, particolare, molto diversa dalle nostre logicamente! Questo è anche il bello dell'atletica, visiti spesso posti che non conoscevi, dove non andresti mai probabilmente, e che invece ricorderai per sempre! Per il 2016 ho obiettivi importanti, alcune cose verranno cambiate e molte rimarranno sulla falsa riga degli anni scorsi. E' un anno fantastico, tutti sappiamo perché. Ne capita uno ogni 4 anni, quindi perché non dare ancor più del 100%?
Sono un po' scaramantico, preferisco non sbottonarmi troppo su quali siano i miei veri obiettivi. Comunque più che obiettivi sono sogni! 
L'unica cosa che mi sento di dire è che investiró davvero su me stesso, ancora di più...per migliorare ed essere ancora tra i migliori in Italia a livello assoluto, poi il cronometro dirà la sua!


martedì 19 maggio 2015

Call Room - On air. Radio Track&Field

Allora...ci sono un inglese, un francese, un italiano e un tedesco...No, non era così...
Ci sono un triplista, un quattrocentista, un saltatore in alto e un velocista che decidono di mettere in piedi una radio...
Sì, la storia è proprio questa, solo che non si tratta di una barzelletta.
E' la storia di Radio Track and Field, la prima web radio italiana interamente dedicata all'atletica leggera. A crearla sono stati quattro ragazzi del Cus Genova: il quattrocentista Daniele Mestriner (personale di 49.88) da cui è partita la scintilla che ha dato vita al progetto, Alberto Boretti (velocista da 10.44 e 21.49), il triplista Simone Calcagno (15.52) e il saltatore in alto Davide Lingua, speaker della radio capace di salire fino a 2.09 quando si trova davanti due ritti e un'asticella.
I classici quattro amici al campo a cui un giorno chiacchierando nasce un'idea e che decidono, tanto per usare le parole di un grande genovese, di mostrare la differenza fra idea e azione: un paio di computer, qualche microfono, la piattaforma per web radio Spreaker e il gioco è fatto.
Per farci raccontare questa avventura abbiamo contattato Simone, il  ventiquattrenne "decano" del gruppo (in quattro non raggiungono i cent'anni!), grafico della radio.
"Il nostro intento è di dare maggiore visibilità agli atleti italiani che troppo spesso sono completamente dimenticati dai media. Vorremmo provare a cambiare quella che è la visione che dall'esterno si ha dell'atletica leggera, troppo spesso legata a una singola prestazione di rilievo.
Per capirci: è come mangiare una bistecca in un piatto vuoto...senza un contorno adeguato perde la sua appetibilità".
Dicevamo che tu sei il grafico della radio e ti occupi di video e fotografia. Perchè avete scelto un media atipico, affascinante ma difficile come la radio e non vi siete orientati invece verso strumenti più tradizionali quali la scrittura o il videomaking appunto?
"Nella vita studio design perciò mi appassiona tutto ciò che ha a che vedere con creatività, comunicazione e innovazione e curo l'aspetto grafico di questa idea perchè riteniamo che la comunicazione visiva sia fondamentale perchè il nostro progetto prenda forma. 
Questa è la nostra prima esperienza dietro un microfono. A ognuno di noi è successo di essere intervistato da qualche radio locale, ma stare dall'altra parte della barricata è tutta un'altra storia. Abbiamo scelto la radio, anche se non è certamente facile da gestire, perchè è uno strumento di informazione di forte impatto e totalmente assente nel nostro sport. Fra leggere e ascoltare c'è una bella differenza."
Lo staff di Radio Track and Field
Queenatletica e Atleti per caso, tanto per fare due nomi, sono la punta maggiormente visibile di un iceberg di decine di iniziative che cercano di raccontare il nostro sport da un punto di vista meno ingessato di quello "istituzionale" (leggi Fidal). Perchè l'atletica pur essendo una disciplina molto spettacolare non solo non "buca"il video, ma non trova grande spazio nemmeno sulla carta stampata? Cosa si può fare per rompere il guscio e raggiungere anche chi non fa già parte del nostro mondo?
"Secondo noi il problema è nell'approccio che i media hanno nei nostri confronti. 
Parlare di risultati, spesso anche in modo assolutamente privo di verve, risulta noioso a chiunque non faccia già parte della "famiglia". Pensiamo che per fare un salto di qualità sia necessario rivoluzionare il punto di vista sul modo di fare comunicazione: un meeting con qualche risultato di buon livello e delle riprese televisive di scarsa qualità non attirano più l'attenzione del pubblico "esterno."
"Se vogliamo rilanciare l'atletica dobbiamo fare attività innovative, scendere dal piedistallo, smettere di essere un'attività per palati fini e ricoprirci di una patina commercialmente più appetibile.
Portare le gare in piazza o realizzare video promozionali di buona fattura o trovare altri canali più accessibili dall'esterno del nostro piccolo mondo che possano ampliare il bacino d'utenza.
Questo non significa necessariamente snaturare il nostro sport, ma evolverlo."
 Anche se la tecnologia aiuta un'impresa come quella di realizzare una radio non è certo semplicissima. Come vi siete organizzati fino ad ora?
"Ovviamente abbiamo incontrato qualche difficoltà, ma almeno per ora non abbiamo nemmeno avuto troppi problemi per risolverla. Ci sono ancora parecchie cose che non funzionano come vorremmo, ma stiamo cercando di aggiustarle. 
"CasaCus", il nostro studio di trasmissione è un appartamento che il Cus Genova ha concesso a me e a Davide, che non siamo originari del capoluogo, per continuare ad allenarci e studiare tranquillamente. Ci teniamo molto a precisare che fino ad ora non abbiamo ricevuto nessun tipo di sovvenzione e che facciamo tutto questo esclusivamente per passione. Certo che se dovessimo ricevere un supporto finanziario sarebbe il benvenuto per aiutarci a crescere."
La struttura di "It's time to run" parte dal racconto dell'atletica ligure per poi passare a intervistare atleti di livello internazionale . Fino ad ora avete ospitato Silvia Salis, Tamberi e Alessia Trost. Tre "colpi" niente male. E per la prossima trasmissione avete già annunciato una chiacchierata con Delmas Obou.
Come scegliete gli argomenti da trattare e i personaggi da intervistare?
"Il nostro obiettivo principale rimane sempre quello di dare spazio agli atleti, perchè possano esprimere le loro opinioni liberamente e avere uno spazio di visibilità.
Quello che vorremmo creare è uno spazio interattivo dovetutti gli atleti italiani possano confrontarsi e ascoltare i consigli e aneddoti di atleti di livello internazionale. Il tutto senza dimenticarci del livello locale. A Genova atletica è una parola fantasma che si aggira di notte per i carrugi..."
"Per il momento abbiamo rispettato una scaletta con questa struttura, ma siamo solo alla terza puntata. In futuro abbiamo intenzione di dare molto più spazio ai problemi del nostro sport, parlando di chi li crea e dei pochi che cercano di risolverli...il tutto cercando di non diventare un'altra "Queenatletica" dove ciò che regna è la polemica.  E lo dico senza voler essere minimamente offensivo nei loro confronti. Anche perchè la polemica  è spesso molto utile..."
Il programma è partito bene e di puntata in puntata va meglio. Che intenzioni avete per il futuro prossimo? La trasmissione manterrà la stessa struttura? Resterete con una frequenza settimanale o pensate di intensificare la vostra presenza sul web?
"Come dicevamo la radio è un mezzo di comunicazione complicato da gestire, facciamo tutto in diretta e dobbiamo ancora fare un po'di esperienza. Per il momento continueremo con la cadenza settimanale del mercoledì sera, ma abbiamo intenzione di preparare degli speciali in occasione delle manifestazioni di maggiore rilievo e di creare nuove rubriche, sia serie che con un pizzico di humor."
"Abbiamo pensato anche di aumentare la durata delle puntate ma i costi sono un po' elevati, perciò, a meno che non si riesca a reperire qualche sponsorizzazione, continueremo a mantenere la durata all'interno dei 30 minuti."
Mercoledì sera, dicevamo, Delmas Obou si aggiungerà alla vostra collezione di "celebrities" dell'atletica italiana, avete già una lista di ospiti per le prossime puntate che potete anticiparci?
"Sì, ovviamente dopo Delmas avremo ospiti altri atleti di livello nazionale e internazionale e alcune "chicche", ma non vogliamo svelare troppo anche per lasciare un po' di curiosità ai nostri ascoltatori."
E questi sono i link ai quali potrete contattare Radio Track and Field su facebook,  spreaker e twitter.